Questa è la prima foto che mi è stata scattata a casa, a Manhattan. Era il giorno stesso in cui sono arrivata. Dovevo ancora uscire a comprarmi i vestiti e quindi mi sono messa il primo "straccetto" che ho trovato. Ce l'ho ancora e mi fa sempre molta tenerezza.
New York e io abbiamo un rapporto travagliato.
Abbiamo un rapporto travagliato perché per me New York e' stata un'esperienza che mi ha plasmata come pochi posti hanno saputo fare. Ma come sempre accade quando si prova a modellare della creta dura, occorre molta costanza e consapevolezza del fatto che si sta lavorando in vista di un risultato, cosa che può facilmente sfuggire, quando si e' troppo concentrati sulla fatica in se'.
Allora, Friends, facciamo una cosa: vi racconterò New York, la mia New York, nel senso di per com'e' stata per me, con tutta la sincerità e l'umiltà di cui sono capace. Il che vuol dire che non dirò che e' stata un'esperienza meravigliosa in cui tutto e' andato bene, ma vi dirò chiaramente quali sono stati i miei sbagli e ammetterò che, onestamente, qualche rimpianto ce l'ho.
Tu sais que j'ai du mal
Encore a parler de toi
Il parait que c'est normal
Y'a pas de règles dans ces jeux là.
Di New York mi piacevano poche cose. Ma di quelle cose amavo tutto, senza eccezioni.
Mi piaceva New York sotto la pioggia, perché la città diventava più romantica. Una volta ho conosciuto un ragazzo che abitava lí. In realta' le circostanze che ci hanno portato a frequentarci sono state alquanto bizzarre, ma questa e' un'altra storia. Tutt'oggi ci scappa un sorriso, se ne riparliamo.
Passeggiavamo spesso, assieme, lungo l'Hudson River e una volta siamo stati sorpresi da un'acquazzone estivo. Ci siamo messi a correre mano nella mano sotto la pioggia: lui in camicia, io con un vestitino leggero. Eravamo abbastanza irriconoscibili: capelli spettinati, vestiti bagnati, ma felici. Poi abbiamo trovato riparo nei pressi di un café, vicino a TriBeCa, che da lí è diventato il nostro posticino per il caffè mattutino. Caffè americano, ma a me piaceva lo stesso. Conservo ancora il biglietto da visita di quel caf é: dietro c'e' una piccola mappa per arrivarci, da qualsiasi punto della città.
Daily life
Mi piaceva molto la mia quotidianità. Ero costantemente impegnata: scuola, sport, lavoro. Talvolta lavoravo anche di notte. Facevo la babysitter e la dogsitter e capitava spesso che i genitori dei bambini dovessero partire per viaggi d'affari. In quel caso, mi preparavo una borsa e arrivavo a casa loro molto presto di mattina o molto tardi la sera, in modo da permettere ai genitori di preparare i loro bagagli e partire tranquillamente.
I "miei" bambini si chiamavano Azalea, Paige, Maddie, Griffin e Alex, mentre il cagnolino, Oscar, era il carlino più divertente della terra. Ho voluto un gran bene a questi bambini e alle loro famiglie. Avevano tutti da un anno a quattro anni.
All'inizio e' stata dura, perché una di loro aveva nostalgia dei genitori e piangeva per ore e per ore. A volte uscivo con un gran mal di testa. Poi ho iniziato a scendere a compromessi: "se mangi tutta la pappa, dopo guardiamo Shirley Temple!". Ed era fatta. Shirley Temple funzionava alla grande con i bambini. Azalea era meta' americana e meta' colombiana. Con lei ho dovuto imparare a parlare in spagnolo.
Ho iniziato questi lavoretti facendo le lavatrici. A Manhattan (non so negli altri quartieri, ma un newyorkese ben presto impara che gli altri quartieri non esistono. No, davvero, uno non va nel Bronx.) non si usa avere la lavatrice dentro casa, perché gli appartamenti sono troppo piccoli. C'e' un'apposita lavanderia self service, generalmente nei sotterranei del grattacielo. In questo modo, si creano molte occasioni per conoscere le persone che vivono nel tuo stesso building. Occasioni che gli asociali newyorkesi tendono a non sfruttare. Ma io non sono un'asociale, né sono del tutto newyorkese. E amo parlare con la gente.
Lettere
A New York, inoltre, scrivevo molte lettere. Principalmente scrivevo alle mie amiche in Italia, che mi hanno tenuto compagnia a distanza, quando mi sentivo sola. E capitava spesso, essendo lontana da tutti i miei affetti. Scrivevo inoltre ad un detenuto: era stato condannato all'ergastolo ed era rinchiuso in un carcere del sud Italia. Non avendo mai tempo durante il giorno, mi ritrovavo a scrivergli in pausa pranzo, a scuola. Era una corrispondenza continua: una lettera io e una lettera lui. Non c'era giorno in cui non controllassi la mia casella postale.
Ci tenevamo compagnia, anche se vivevamo in due realta' completamente diverse: io nella città della Statua della Liberta' e lui nel posto dove la libertà e' negata nella maniera più assoluta. Dopo la sua prima lettera, percependo che a scrivere quelle parole non era un reato, ma una persona, con dei sentimenti, delle speranze e dei dispiaceri, ho deciso di iscrivermi a giurisprudenza. (Qualcuno avrebbe dovuto fermarmi in tempo, ma ahimè…).
Il Consolato d'Italia
Ah, io amavo quel posto. Non tanto per il posto in se' - era a Park Avenue, una strada che adoravo percorrere a piedi - ma per le persone che nel giro di poco tempo sono diventate mie amiche. Erano tutti i colleghi di mia mamma, anche se di vari reparti (passaporti, istruzione, visti, etc..). Il bello del Consolato, in generale, e' che le persone che ci lavorano (e i loro figli) sono tutti accomunati da storie simili e quindi ci si capisce senza bisogno di troppe spiegazioni.
Là dentro era come un film. Tante storie, tante vite.
Marcellina, una persona meravigliosa, lavorava nell'ufficio accanto a quello di mia mamma. E' stata come una seconda mamma per me a New York. Anche se magari non ci vedevamo tutti i giorni, sapevo che potevo contare su di lei in ogni momento… Lei mi capisce molto, anche adesso.
Poi c'e' Giovanna, il tipo di persona che fa emergere il lato migliore delle persone. Con lei uno e' il meglio di se'. Mi ha fatto conoscere la comunita' buddista di New York. E' stata un'esperienza singolare, che mi e' rimasta nel cuore. A volte ci ritrovavamo a casa di qualcuno a cantare Nam Myoho Renge Kyo.
![]() |
| The team! |
Velia, poi, aveva una classe innata, quel tipo di eleganza che rimane. Mi ha accolta con tanto affetto e ho passato il capodanno 2009 con lei e una sua amica di Roma.
Avevo anche fatto amicizia con le guardie di sicurezza all'entrata del Consolato. Erano persone affidabili, con un gran senso dell'humour.
Infine, gli stagisti. Spesso venivano a casa mia e una volta siamo siamo andati a vedere la prima di un film (dove c'era Fabio Volo, haha!). Più di tutti, mi sono affezionata a Fosca, una ragazza indescrivibile. Ha la luce negli occhi. Mi manca molto, ma la penso spesso. Mi ha conosciuta in un periodo in cui non ero molto felice, ma nonostante ciò mi ha accettata nella mia fragilità del momento, and from then on she made her way through my heart.
| New York, 4 luglio 2011. Io e Fosca |
![]() |
| Io e Fabio Volo, West Village |
| Io e Fosca, Rooftop |
Poi ho avuto l'onore di conoscere i due Consoli: quello uscente dalla carica e quello entrante. Ogni volta che li salutavo, mi sentivo sempre molto onorata. Erano persone educate e distinte. Ora, il Console che quando sono arrivata io stava uscendo dalla carica, e' diventato l'Ambasciatore d'Italia a Tel Aviv (Israele). Coincidenze un po' pazzesche, o no?!
![]() |
| Festa della Repubblica |
Ora devo andare: ho molto da fare oggi. Dicono che agosto passi in fretta, ed e' proprio così.
Nei prossimi post vi parlerò della mia scuola e dei miei pensieri su New York. Spero che vi piaceranno.
Until next time,
Saraita
| La vista dalla mia terrazza: ogni volta mi venivano i brividi. |
![]() |
| La mia prima foto fuori casa |










Ti prego...ancora!
RispondiEliminaSto lavorando sul prossimo post, tesor :) Grazie di seguirmi! <3
EliminaTi prego...ancora!
RispondiEliminaTi prego...ancora!
RispondiElimina